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Frosinone

Allarme diossina ad Anagni

Allarme diossina ad Anagni dove il 18 novembre scorso il sindaco Carlo Noto ha emesso una preoccupante ordinanza con la quale dispone, a scopo cautelativo, il divieto di consumo e commercializzazione di frutta, foraggi, uova e pollame, prodotti entro un raggio di 500 metri dallo stabilimento Marangoni Tyre.
La notizia è rimbalzata sui giornali che a grandi titoli, nelle pagine della cronaca locale, amplificano l’allarme. In città, nei bar e nelle piazze, c’è preoccupazione.
“Noi lavoriamo nei pressi della zona considerata – dicono alcuni operai – e siamo preoccupati”. Anche perché il provvedimento adottato dal sindaco arriva a pochi giorni da un incontro con la stampa nel corso della quale si era detto che la diossina era stata sì rilevata nel territorio ma in livelli ritenuti tollerabili.
La nuova ordinanza del 18 novembre scorso si basa su nuovi esami effettuati ad agosto 2009 su campioni di uova prelevati nella zona, esami i cui risultati sono stati resi noti solo alla vigilia dell’adozione del provvedimento.
Ma cosa prevede in particolare l’ordinanza?
“Visti gli esiti di ulteriori esami, ove si rileva livello non regolamentare di PCDD/F/PCB – si legge nel provvedimento -  ritenuto opportuno agire in maniera cautelativa a tutela della pubblica e privata incolumità; visto l’articolo 50 del D. Lgs 18.08.2000, il sindaco ordina il divieto di consumo e commercializzazione di ortaggi, frutta, foraggi, uova, pollame, nel raggio di 500 metri in linea d’aria dallo stabilimento Marangoni Tyre S.p.a”.
A tutelare il rispetto dell’ordinanza sono stati chiamati “L’Arpa Lazio di Frosinone, l’uff. S.S.O. Igiene Alimenti e Nutrizione di Anagni, la Polizia Locale di Anagni e tutte le Forze dell’Ordine”.

Per la Marangoni “i continui controlli sull’impianto di termodemolizione non hanno mai registrato la presenza di diossina”

Ma sulla probabili fonti di questa sostanza inquinante permangono dubbi. La Marangoni Tyre che nello stabilimento sulla via Anticolana produce pneumatici e dispone di un termocombustore per lo smaltimento di pneumatici stessi, in una nota entra nel merito della vicenda facendo alcune precisazioni.

“La Marangoni – scrive la stessa azienda in una nota inviata a lamiaaria.it a seguito di un colloquio telefonico con Roberto Tamma, progettista e responsabile del termocombustore della Marangoni- come del resto già ribadito in varie occasioni sia direttamente al sindaco Noto, sia durante la Conferenza dei Servizi tenutasi il giorno 22 ottobre scorso presso la Regione Lazio, dichiara che la fuoriuscita dal nero di carbone avvenuta nel mese di marzo non ha nulla a che vedere con il termodemolitore. Si tratta infatti di un componente utilizzato come materia prima nel ciclo di produzione del pneumatico”.
“Il “carbon black” sottolinea la nota “è in parole semplici quel componente che fa sì che i pneumatici siano neri” e che – aggiunge la nota - “secondo tutte le tabelle internazionali non è considerato un composto tossico o pericoloso per l’ambiente, cosa per altro constata dall’Arpa che, in occasione della diffusione nell’ambiente della polvere di nero di carbone, ha condotto le indagini presso lo stabilimento, così come hanno fatto per altro anche i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico”.
“Aggiungiamo poi – scrive ancora nella nota la Marangoni - che le diossine, di cui è stata rilevata la presenza, sono necessariamente legate al cloro che non è presente se non in maniera del tutto marginale nel ciclo di produzione del pneumatico e comunque è assolutamente assente nel nero di carbone”.
La Marangoni spa ci tiene inoltre a ribadire che “i costanti e continui controlli, eseguiti sull’impianto di termodemolizione secondo quanto prevede la normativa in vigore, non hanno mai registrato la presenza di diossina”. “Tali dati – conclude la nota della Marangoni - sono regolarmente forniti agli enti preposti al controllo, tra i quali il Comune di Anagni.

Carbon Black: tra le sostanze cancerogene dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC)

Riguardo il “carbon black” per il quale la Marangoni Tyre nella nota sopra riportata scrive che “non è considerato un composto tossico o pericoloso per l’ambiente”, tuttavia, va precisato che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), ha valutato che il "nero carbone è probabilmente cancerogeno (Lista delle sostanze cancerogene IARC Gruppo 2B | Gruppo 2B) ". Una esposizione a breve termine ad alte concentrazioni di nero di carbone in polvere può causare disagio al tratto respiratorio superiore, attraverso irritazione meccanica. (questo è il link e tra l'elenco 2B c'è il carbon black http://monographs.iarc.fr/ENG/Classification/crthgr02b.php). Il nero di carbone (o nerofumo o carbon black) è un pigmento prodotto dalla combustione incompleta di prodotti petroliferi pesanti quali, catrame di carbon fossile, catrame ottenuto dal cracking dell'etilene, o da grassi ed oli vegetali. Il nero di carbone è una forma di particolato carbonioso (polvere nera formata da carbonio combusto amorfo risultante dalla combustione incompleta di una qualsiasi sostanza organica).

La mobilitazione: Anagni Viva in prima linea

Ma qual è l’entità della diossina rilevata ad Anagni? Una notizia riportata in un blog specifica che “il latte, campionato nel mese di agosto, risulta inquinato da 0,47 picogrammi per grammo (limite massimo tollerato: 3) e che “le uova, campionate nel mese di agosto, risultano inquinate da 1,38 picogrammi per grammo (stesso limite massimo tollerato)”. La stessa fonte precisa inoltre che “le uova campionate nel mese di marzo contenevano 2,33 picogrammi per grammo”.
Sulla vicenda si è mobilitata anche l’Associazione Anagni Viva che attraverso la sua presidente Anna Natalia, ha richiesto ufficialmente al giudice di pace la documentazione che è stata resa disponibile su internet al sito http://www.upnews.it/outframe/anagni--diossina--i-documenti.
In particolare nella nota inviata in data 7 novembre 2009 dalla azienda Usl Frosinone al sindaco e al difensore civico del Comune di Anagni avente ad oggetto “esiti analitici ricerche PBC, DIOSSINA e METALLI PESANTI” si mette in evidenza la presenza di diossina. In particolare si scrive che “i risultati…evidenziano la presenza di diossina in tutte le varie componenti, mentre sono assenti o non valutabili i PBC e i metalli pesanti”.
Nella stessa missiva la Usl di Frosinone sollecita dei finanziamenti per effettuare ulteriori monitoraggi. In particolare precisa che “considerato che il latte alimentare entra in maniera diretta nell’alimentazione umana, appare necessario il proseguimento di un monitoraggio prolungato nel tempo e poiché l’Istituto Zooprofilattico del Lazio e Toscana  – dice ancora la lettera – ha ribadito che non potrà effettuare le ricerche di contaminanti chimici se non opportunamente finanziate, è opportuno che gli Enti quali Comune, Asl e Regione prevedano forme adeguate per finanziare tale progetto”. 

La presa di posizione di Legambiente Lazio

Sulla questione, anche a seguito della nuova ordinanza del sindaco di Anagni, è intervenuta anche Legambiente Lazio che, con una nota diffusa il 23 novembre 2009, chiede di “negare il rilascio dell'autorizzazione di compatibilità ambientale, con conseguente rinnovo e modifica dell'autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), per lo stabilimento Marangoni”.
La richiesta è stata fatta alle autorità in relazione al “progetto per la modifica dell'impianto di termovalorizzazione di pneumatici fuori uso (PFU), al fine di renderlo idoneo alla gassificazione di ASR (Autovehicle Shredded Residue) anche noto come car fluff”.
Secondo l'associazione ambientalista, che si unisce alla richieste già presentate da RETUVASA e Anagni Viva, l'attività dello stabilimento andrebbe infatti ad aggravare il carico ambientale della Valle del Sacco, tanto più “che – afferma Legambiente - la sintesi non tecnica del progetto sembra presentare delle carenze sostanziali, per cui non esistono le condizioni che garantiscono la conformità dell'impianto ai requisiti previsti nel D. Lgs. 59/2005».
«In particolare - prosegue la nota di Legambiente - non è possibile stabilire gli effetti significativi delle emissioni nel settore ambientale delle acque, né evincere se la tecnica in uso per prevenire o ridurre le emissioni in atmosfera dall'impianto sia la migliore disponibile e nemmeno infine valutare se siano previste misure per garantire la sicurezza dell'impianto e per evitare rischi di inquinamento alla cessazione dell'attività».
Per Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio «non ci sono le condizioni ambientali per rilasciare l'autorizzazione richiesta dallo stabilimento Marangoni di Anagni, farlo significherebbe appesantire ulteriormente la situazione di inquinamento che grava ormai da anni sulla Valle del Sacco”.
Legambiente fa presente che già nel 2005 per l'area fu dichiarato lo stato di emergenza ambientale e che la bonifica è ancora molto lunga e lontana dal risultato, ma a questo si deve sommare il preoccupante carico industriale già presente, che determina una pessima condizione della qualità delle acque e una situazione molto preoccupante per l'inquinamento atmosferico, come confermano tutti i dati ufficiali.
«Secondo Legambiente - conclude la nota - nella sintesi si parla di un livello di compromissione che interessa prevalentemente l'atmosfera e le acque superficiali, ma non vengono resi noti quali siano gli effluenti che si vanno ad immettere nel corpo idrico recettore (che non viene indicato, se non nella relazione generale e si scopre essere il già noto alle cronache Rio Santa Maria, che confluisce poi nel Fiume Sacco)”.

Urgente un monitoraggio risolutivo

In una situazione di grave inquinamento la carenza di fondi, alla quale ha fatto riferimento la nota della Asl,  potrebbe mettere a repentaglio la necessaria opera di monitoraggio ambientale, monitoraggi che tuttavia non si prospettano di breve durata. Da più parti si invoca una analisi più approfondita delle possibili fonti di inquinanti, diossina compresa, mettendo sotto osservazione tutte le attività produttive che operano nell’area industriale di Anagni.
Percorrendo le strade del territorio, notando i numerosi cartelli pubblicitari che parlano di caseifici per la produzione di mozzarelle e formaggi, si capisce quale possa essere il danno per il settore. E un pericolo come la diossina appare come una pericolosa minaccia per tutte quelle attività che sul territorio legano la propria sopravvivenza all’agricoltura e all’allevamento.


(Graziarosa Villani)