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Emissioni industriali: la Puglia dei primati assoluti

Alla Puglia del Tavoliere zona tra le più grandi d’Italia dal punto di vista agricolo da qualche decennio ormai si contrappone la Puglia dei megaimpianti produttivi. Se l’acciaieria Ilva di Taranto è tra gli impianti più noti, l’intero territorio regionale è disseminato di strutture industriale suscettibili di creare un forte impatto ambientale annoverando varie centrali termoelettriche, raffinerie e impianti chimici. Un settore produttivo che avvicina la Puglia di oggi alla Lombardia del primo boom economico. Sono una ventina le aziende che figurano nell’Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti (Ines) sulle quali pende l’obbligo di fornire le stime delle proprie emissioni. In Puglia sono presenti 146 complessi IPPC, ovvero impianti le cui attività sono classificate nell’allegato I della Direttiva 96/61/CE “IPPC” Integrated Prevention and Pollution Control sul “Controllo e prevenzione integrata dell’inquinamento”, di cui 11 sono di competenza statale e 135 di competenza regionale e provinciale.In questo scenario si comprende quale valenza abbia in materia di inquinamento atmosferico e di conseguenza sui dati da prendere in considerazione per una effettiva  tutela della salute dei cittadini pugliesi il documento diffuso di recente dall’Agenzia Regionale di Protezione Ambiente sul tema “Le emissioni industriali in Puglia”. Un lavoro, della direzione scientifica dell’Arpa Puglia redatto da Roberto Giua, Stefano Spagnolo e Andrea Potenza, che costituisce una fotografia dell’impatto ambientale dell’industria pugliese. Un rapporto choc in cui la Puglia dimostra di detenere il primato nel confronto con le altre regioni per le emissioni industriali in Italia. I diagrammi anche visivamente mostrano il salto tra quanto “inquinano” gli impianti produttivi della Puglia, rispetto a quanto accade in altre realtà regionali.  

Il confronto con le altre regioni 

Eloquenti al riguardo le tabelle di confronto delle emissioni della Puglia con le altre regioni riportate nel documento dell’Arpa. Un altro aspetto molto importante segnalato nel rapporto riguarda l’esiguo numero di complessi IPPC presenti in Puglia rispetto al numero nazionale,che però genera la emissione più alta fra tutte le regioni italiane per varie sostanzeinquinanti. Riguardo l’anidride carbonica “la Puglia – si commenta - è la regione italiana che emette la maggiore quantità di CO2, con un valore di 46.162.450,9 tonnellate all’anno che rappresenta il 21,23 per cento del dato nazionale”. In questa classifica subito dopo vengono la Lombardia con il 13,34 per cento e la Sicilia con il 12,54 per cento. Stesso drammatico primato conquista la Puglia anche per quanto riguarda il benzene, che pure è un agente il cui trend complessivo appare su scala nazionale in diminuzione. “La Puglia – si afferma nel rapporto sulle emissioni industriali - è la regione italiana che emette la maggiore quantità di benzene, con un valore pari a 248.308,4  chilogrammi all’anno ed una percentuale sul dato nazionale del 46,13 per cento”. Seguono la Sicilia con il 26,16 per cento e la Lombardia con il 9,87 per cento. Davvero emblematico il dato sugli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). In questo caso infatti la Puglia l’unico territorio che emette questi inquinanti . “Le emissioni in atmosfera di IPA della Puglia coprono il 95,48 per cento del dato complessivo nazionale con un valore pari a 32.239,7  chilogrammi all’anno” generate da un solo stabilimento rispetto ai 6 in Italia. Si consideri che subito dopo segue l’Umbria con il 2,98 per cento. Puglia superstar anche in fatto di emissioni di ossido di azoto. “Nella emissione di ossido di azoto – si afferma nel rapporto -  è ancora la Puglia la regione che emette la maggiore quantità diinquinante, con una percentuale del 19,63 per cento ed un valore pari a 54.863,8 tonnellate all’anno. Praticamente a pari merito le regioni che seguono: Lombardia con l’11,54 per cento e Sicilia con l’11,65 per cento. Storia analoga per quanto riguardo le emissioni di ossido di zolfo. In riferimento agli ossidi di zolfo derivanti da inquinamento industriale (sempre secondo i dati INES riferiti al 2006), la Puglia risulta ancora una volta la regione maggiormente responsabile, con una percentuale parial 23,27 per cento ed un’emissione di 67.478,5 tonnellate all’anno. Seguono la Sicilia con il 21,20 per cento e la Sardegna con l’11,71 per cento. Significativo anche il dato relativo al monossido di carbonio che vede la Puglia emettere l’81,11 per cento con una quantità pari a 547.749 tonnellate all’anno generato da soli 5 stabilimenti rispetto ai 61 in Italia. La seconda regione in classifica è la Lombardia con il 3,69 per cento. Valori record in Puglia anche per quanto riguarda il particolato che, secondo i dati Ines 2006, raggiunge le 12.590,9 tonnellate all’anno, con una percentuale del 62,23 per cento generate da 5 stabilimenti rispetto ai 54 in Italia. Seguono la Sardegna con il 7,91 per cento e la Sicilia con il 7,84 per cento. 

La questione diossine 

Un discorso a parte riguarda le Diossine.  “La situazione – commenta l’Arpa Puglia nel documento risulta ancora più critica poiché la Puglia emette il 91,96 per cento di PCDD e PCDF con un valore pari a 91,5 grammi all’anno” generati da un solo stabilimento rispetto ai 5 in Italia.Non a caso proprio di recente la Puglia, prima in Italia, ha approvato una legge regionale più restrittiva rispetto alla normativa nazionale  “che – spiega l’Arpa - riduce il tetto previsto a livello nazionale per le emissioni delle diossine, adottando i criteri contenuti dal Protocollo di Aarhus, approvato dal Consiglio dell'Unione Europea nel 2004 e recepito da 16 Paesi dell'Unione ma non dall'Italia”.“Sulla questione diossine-ILVA – dice l’Arpa Puglia – è stato trovato un accordo con l’imposizione di un limite di emissione pari a 2,5 ng-TEQ/Nm3 a partire dal 1 aprile 2009 che si ridurrà sino a 0,4 ng-TEQ/Nm3, a partire dal 31 dicembre 2010”. 

Il colosso Ilva di Taranto 

“L’Ilva di Taranto – spiegano i tecnici dell’Arpa Puglia nel Rapporto sulle emissioni industriali in Puglia - è il più grande impianto siderurgico d’Europa, occupa una superficie tripla della città che la ospita e i due terzi del porto. Con i suoi 250 chilometri di ferrovia interna e i giganteschi altiforni, costituisce il più importante complesso siderurgico nazionale.Le sue emissioni sono convogliate in atmosfera attraverso i 256 camini dello stabilimento,ma avvengono anche in maniera diffusa nelle cokerie, nei parchi minerari e nelle banchinein ambito portuale. Alle emissioni in atmosfera si aggiungono i 140.000 metri cubi all’ora di reflui in acqua e l’attività di tre discariche, di cui una per rifiuti pericolosi.L’Ilva è il complesso industriale che emette in atmosfera le maggiori quantità di diossine,IPA (idrocarburi policiclici aromatici), benzene, piombo, mercurio, cromo e cadmio comerisulta, appunto, dall’inventario nazionale delle emissioni industriali (registro INES)relativamente all’anno 2006. Il polo siderurgico tarantino è primo nelle emissioni inatmosfera da fonte industriale anche per macroinquinanti come monossido di carbonio,benzene, ossidi di zolfo e di azoto”. 

Le strategie possibili 

Se questa è la fotografia delle emissioni pugliesi derivanti peraltro dal solo settore industriale quali possono essere le strategie da mettere in atto per tutelare la salute dei cittadini e mantenere attivo un settore dall’importanza strategica e occupazionale?E’ un quesito al quale tenta di dare una risposta nella sua presentazione al rapporto il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. “Un ruolo fondamentale – dice - è rappresentato dalle Autorizzazioni Integrate Ambientali che ciascuna azienda è tenuta ad ottenere, e per la quale occorre il rispetto di elevate prestazioni ambientali attraverso l’implementazione delle migliori tecniche disponibili (B.A.T.) e l’ottimizzazione della gestione del processo industriale. Per dimostrare che quanto definito nel regime autorizzativo davvero porti a una riduzione delle emissioni in atmosfera e quindi ad unmiglioramento oggettivo delle condizioni ambientali – dice ancora Assennato - è necessario porre in essere adeguati piani di monitoraggio e controllo da parte dell’autorità competente, cioè da parte di Arpa Puglia. Il potenziamento delle nostre capacità di conoscenza e di comunicazione giàconsente di dimostrare il netto miglioramento della qualità dell’aria, anche nelle aree amaggiore pressione , come Brindisi e Taranto”.Secondo Assennato quindi un percorso virtuoso può essere intrapreso a cominciare dal potenziamento dell’Arpa Puglia mettendo in atto almeno “l’allineamento – commenta ancora – con Arpa di regioni che pur in presenza di pressioni ambientali inferiori hanno risorse finanziarie, umane, logistiche e strumentali nettamente superiori alle nostre”.La situazione non è completamente nera. “Da questo punto di vista – osserva ancora il direttore generale Arpa - un buon segnale scaturisce dalla decisione del Consiglio regionale di attribuire 2 milioni di euro in bilancio per il potenziamento della sede di Taranto che si somma ai precedenti interventi posti in essere dalla giunta regionale”. Ma, conclude Assennato, “un controllo più efficiente dell’impatto ambientale nell’area a maggior rischio di Taranto si potrà avere soltanto quando sarà attivato il centro di eccellenza su ambiente e salute nell’Ospedale Testa che deve rappresentare il primo passo operativo di collaborazioneInteristituzionale, Arpa, Asl, Università, Politecnico, in vista della creazione del Poloscientifico-tecnologico previsto nel programma di area vasta di Taranto”.