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EpiAir: l’inquinamento mina la salute

Aria malata nelle principali città italiane. La conferma arriva dal nuovo studio “EpiAir-Inquinamento atmosferico e salute: sorveglianza epidemiologica e interventi di prevenzione” pubblicato in questi giorni come supplemento al numero 6/2009 di Epidemiologia&Prevenzione. I dati sono stati presentati il 25 novembre in un incontro a Roma in occasione del Seminario “Inquinamento Atmosferico e Salute: Sorveglianza Epidemiologica ed Interventi di Prevenzione”. Si tratta di un lavoro avviato nel 2007 dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM, organismo di coordinamento tra il ministero del lavoro e le Regioni) e coordinato da Francesco Forastiere, del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale della Regione Lazio che nasce dalla collaborazione scientifica di diversi ricercatori italiani nel quadro di progetti promossi a livello nazionale e internazionale dell'esperienza maturata dai servizi sanitari e dalle agenzie regionali per l'ambiente incaricate di sorvegliare lo stato di salute della popolazione e lo stato dell'ambiente. Tra gli obiettivi del progetto EpiAir quello di analizzare le informazioni disponibili sugli effetti sanitari avversi dell’inquinamento atmosferico partendo anche dalla considerazione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’incremento della morbosità cardio-respiratoria e quello di mortalità generale come effetti sanitari accertati dell’inquinamento atmosferico, documentabili anche ne Paesi sviluppati dotati di sistemi di controllo della qualità dell’aria. Sono stati in particolare analizzati gli effetti a breve termine di specifici agenti inquinanti, il particolato PM10, il biossido di azoto e l’ozono, rilevati nel periodo compreso tra il 2001 e il 2005 in dieci città italiane. Sotto osservazione Torino, Milano, Mestre-Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Taranto, Palermo, Cagliari.

Gli effetti di particolato, biossido di azoto e ozono

La comunità scientifica indica che le polveri sospese in atmosfera, per le loro caratteristiche fisiche e tossicologiche, siano l’inquinante più importante dal punto di vista dell’impatto sanitario e biologico. Le polveri di diametro inferiore a 10 micron definite PM10, sono quelle di prevalente interesse sanitario, in quanto capaci di superare la laringe e depositarsi nelle vie aeree. Il PM10, include diverse componenti. Le polveri più grandi (coarse) hanno un diametro aerodinamico maggiore di 2.5micron e sono spesso di origine naturale (suolo). Le polveri con un diametro inferiore a 2.5 micron traggono origine da diversi processi di combustione (veicoli, industrie, produzione energia elettrica) e vengono considerate come la frazione più rilevante del PM10 dal punto di vista tossicologico Le polveri ultrafini con un diametro minore di 0.1 micron, anche esse provenienti dai processi di combustione, hanno un tempo molto breve di residenza in atmosfera perché tendono ad aggregarsi o a coagulare. Il biossido di azoto, (NO2) è un valido indicatore dell’inquinamento da traffico auto-veicolare e, in ricerche condotte in Europa e in Italia, si è dimostrato associato a riduzioni della funzionalità respiratoria ed ad incrementi della frequenza di sintomi respiratori, della mortalità totale, e della mortalità per malattie cardiache e respiratorie. La concentrazione di O3 (ozono) nei bassi strati atmosferici è in continua crescita, come conseguenza del riscalda-mento globale della terra e dei livelli ambientali di ossidi di azoto e composti orga-nici volatili che, attraverso complesse reazioni fotochimiche, ne provocano la formazione. A causa delle sue proprietà ossidanti, l’ozono è oggi ritenuto responsabile di danni all’apparato respiratorio (stimolazione di processi infiammatori e induzione di iperattività bronchiale), in particolare nei soggetti asmatici o affetti da bronchite cronica ostruttiva. Aumenti della concentrazione di O3 nei periodi caldi dell’anno sono stati associati anche ad incrementi della mortali-tà per malattie respiratorie e cardiache.

Città inquinate

A illustrare nel dettaglio i dati dello studio EpiAir è stato Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio. «Dallo studio emerge chiaramente il dato che la popolazione che vive nelle città continua a essere esposta a tossici ambientali – ha detto Forastiere - e che l'inquinamento atmosferico urbano, in gran parte originato dal traffico veicolare, si conferma ancora oggi come un problema ambientale di assoluta rilevanza per la salute pubblica nelle città italiane». Infatti, nel periodo 2001-2005 si sono rilevati livelli di particolato, di biossido di azoto e di ozono molto preoccupanti. Il PM10 a Mestre (Venezia), a Milano, Torino, Bologna e Taranto, è stato costantemente al di sopra della soglia di 40 microgrammi per metrocubo, (il limite annuale previsto dalla normativa vigente). Riguardo il biossido di azoto a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma e Palermo i valori sono stati sempre superiori a 40 microgrammi per metrocubo, limite previsto dalla normativa vigente, dal primo gennaio 2010. Mentre le concentrazioni di ozono sono risultate sostanzialmente elevate rispetto agli standard di qualità dell'aria indicati dall’ OMS in 100 microgrammi per metrocubo con una forte influenza esercitata dalle condizioni meteoclimatiche (per esempio, i picchi registrati nell'estate 2003).

Morti e ricoveri da inquinamento

Questi elevati livelli di inquinamento si riflettono sulla salute dei cittadini. «Gli effetti più gravi sono quelli che si manifestano in un aumento delle morti». In una città come Milano, dove muoiono in media 10mila persone l'anno per cause naturali e dove la concentrazione media annuale di PM10 nell'aria supera di 20 microgrammi per metrocubo il limite imposto dalla normativa, in un anno sono almeno 140 le morti riconducibili al persistente superamento della soglia. Morti che nella maggioranza dei casi avvengono per cause cardiache e respiratorie. A risultate più esposti agli effetti del particolato gli anziani. Ma l’inquinamento influisce non solo sui decessi ma anche sui ricoveri in ospedale. Tutti e tre gli inquinanti causano un picco dei ricoveri per malattie respiratorie, ma l'associazione più forte e' risultata quella tra biossido di azoto e ricoveri per asma, con un aumento complessivo del 7,62 per cento. ''Particolarmente marcato è poi l'effetto del biossido d'azoto sui ricoveri per asma, specie nei bambini: tra 2 e 5 giorni dall'aumento di concentrazione dell'inquinante si registra un incremento dei ricoveri dell'8,8 per cento.

Effetti a breve e a lungo termine dell’esposizione a PM10 nei bambini

“Numerosi studi hanno suggerito – riporta lo studio EpiAir - che l’esposizione a PM10 è in grado di provocare un aggravamento della malattia asmatica nei bambini. Una recente meta-analisi ha indicato che l’esposizione a PM10 è associata in maniera significativa al ricovero in ospedale o al ricorso al pronto soccorso per asma in età pediatrica (+1,7 per cento) e alla comparsa, in bambini asmatici, di sibili (+6,3 per cento), tosse (+2,6 per cento), ricorso ai farmaci per l’asma (+3,3 per cento) e a decremento della funzionalità polmonare (-0,27 l/min). Uno studio condotto in Spagna sull’impatto del PM 2.5 ha riportato nei bambini di età fino a 10 anni un aumento del 3 per cento dei ricorsi al pronto soccorso per tutte le cause in relazione a incrementi di 10 microgrammi per metrocubo nei livelli di PM2.5. Uno studio condotto in Danimarca – si legge ancora nello studio - ha suggerito l’importanza del numero di particelle prodotte dal traffico in relazione ai ricoveri per asma nei bambini e nei ragazzi di 5-18 anni. Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, sono stati studiati gli effetti dell’esposizione cronica a inquinamento di origine veicolare sulla patologia asmatica nei bambini. In un campione di circa 5.000 bambini residenti in sei città francesi è stata dimostrata una associazione fra l’asma e vivere in aree con una concentrazione di PM 2.5 oltre i 10 microgrammi per metrocubo. Questa associazione è risultata più forte nei bambini che risiedevano nella stessa casa da più di 8 anni. Questi risultati sono stati confermati anche in un campione olandese di circa 4.000 bambini esposti a inquinamento di origine veicolare. Dallo studio è emersa un’associazione significativa fra l’incremento del range interquartile di PM 2.5 (3,3 microgrammi per metrocubo ) e di NO2 (10,6 microgrammi per metrocubo) e la presenza di sibili e asma nei primi 4 anni di vita. Gli effetti avversi dell’esposizione a inquinamento di origine veicolare sono stati confermati nello studio italiano SIDRIA (Studi italiani sui disturbi respiratori e l’ambiente). Dai risultati è emerso che l’esposizione al traffico veicolare pesante è associata alle infezioni precoci delle vie respiratorie inferiori, alla presenza di sibili e di sintomi bronchitici nei bambini di età scolare. Nei bambini è emersa anche un’importante associazione fra l’inquinamento di origine veicolare e danni allo sviluppo polmonare. In uno studio su un campione di circa 3.000 bambini residenti in California – si legge ancora nello studio - con un follow-up di 8 anni, è stato riportato che i bambini che risiedono entro 500 metri dalle autostrade hanno una maturazione della funzionalità polmonare inferiore rispetto ai bambini residenti a distanze maggiori di 1.500 metri”.

Le indicazioni di linee guida

Lo Studio EpiAir mira a creare le basi per avviare in Italia un programma di sorveglianza dell’impatto sanitario, dell’inquinamento atmosferico urbano e per fornire indicatori ambientali e sanitari affidabili e standardizzati utili sia a guidare lo sviluppo di politiche di prevenzione, sia a valutare l’efficacia degli interventi preventivi sul breve e lungo periodo. In sintesi, il progetto ha elaborato Linee guida per la interpretazione dei dati di esposizione ad inquinanti ambientali, dei dati tossicologici e dei dati epidemiologici. Ha permesso inoltre di effettuare la raccolta sistematica dei dati sui parametri ambientali a rilevanza sanitaria nelle grandi città italiane. Ha inoltre effettuato l’analisi dei fenomeni sanitari rilevanti (mortalità e ricoveri ospedalieri) per il monitoraggio dell’impatto dell’inquinamento atmosferico nelle grandi città italiane. EpiAir ha inoltre preso in considerazione I rapporti tecnici sulle misure di associazione tra inquinanti ambientali ed effetti sanitari target (mortalità e ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari e respiratorie), corredati da una stima della popolazione a rischio e delle sue caratteristiche. E’ stato anche analizzato il repertorio delle azioni locali intraprese dalle amministra-zioni dei dieci Comuni messi sotto osservazione per ridurre l’inquinamento atmosferico

L’appello alle istituzioni

“La qualità e quantità – si scrive nelle conclusioni di EpiAir - di evidenze scientifiche disponibili è tale da poter concludere che l’inquinamento atmosferico ha effetti avversi per la salute. Auspichiamo – commentano gli autori - che le evidenze epidemiologiche e tossicologiche fornite possano essere utili alle decisioni che le autorità amministrative devono prendere a tutela della salute dei cittadini”. “Gli effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico, in particolare del PM10, gli ossidi di azoto e l'ozono, sono ormai noti e lo studio EpiAir ne è un'ulteriore conferma”, ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. “Oggi esistono numerosi strumenti che i sindaci possono attuare per sviluppare un trasporto pubblico efficiente - ha rilevato Diafani – ma manca soprattutto il coraggio delle amministrazioni di intraprendere scelte concrete in tal senso. Attualmente gli investimenti maggiori nel settore delle infrastrutture e dei trasporti sono – ha detto ancora l’esponente di Legambiente - destinati a supportare grandi opere, piuttosto che intervenire a favore della mobilità urbana. Ma sono proprio le aree urbane a denunciare i più elevati livelli di pressione ambientale, ed è in questa direzione che occorre orientare una quota significativa dei nuovi investimenti”. Per scaricare lo studio cliccare il seguente link: http://www.epidemiologiaeprevenzione.it/cms/?q=node/102