Lombardia
Inquinamento dell’aria: indagato il governatore Formigoni

Avviata dalla Procura di Milano, su esposto del Codacons, una indagine relativa a presunte violazioni dell'articolo 674 intitolato "getto pericoloso di cose in luogo pubblico” in relazione all’inquinamento atmosferico. Lo ha annunciato lo stesso Formigoni in una conferenza stampa convocata appositamente al Pirellone, sede della Regione Lombardia, il 1 dicembre 2009. Tra gli indagati ci sarebbero anche il sindaco Letizia Moratti e il presidente della Provincia Guido Podestà. Le indagini, che riguardano fatti avvenuti dal 22 novembre 2007 al 22 novembre 2009, partono da una serie di esposti presentati dal Codacons nel corso degli anni sull'inquinamento atmosferico. Secondo quanto spiega lo stesso presidente dell'associazione di tutela dei consumatori, Marco Maria Donzelli, per legge ogni volta che viene superato per più di 35 volte il livello del PM10 ne rispondono il governatore della Regione e probabilmente anche il sindaco della città. Più volte il Codacons ha presentato esposti in tal senso alla procura della Repubblica che però sono sempre stati archiviati. Questa volta, però, il gip Marina Zelante, alla quale era stata sottoposta l'ennesima richiesta di archiviazione, ha disposto, dopo un’udienza del 18 novembre 2009, un supplemento di indagini per capire quali provvedimenti siano stati adottati dagli enti locali per evitare il superamento dei livelli di Pm10 e sapere attraverso, l'Arpa, quante volte i limiti siano stati superati. Per questo, al fine di compiere gli accertamenti indicati dal gip, la procura ha dovuto emettere un avviso di garanzia nei confronti del governatore lombardo. «Il caso è identico a quello che si è presentato nel 2006 - ha spiegato Formigoni – quando io in qualità di presidente della Regione e il sindaco di Milano, allora Gabriele Albertini, siamo stati destinatari di una denuncia». In quell'occasione, «il Pm, Grazia Colacicco, rilevò che non solo il presidente non aveva commesso nessuna inadempienza o omissione» e scriveva che, «dalla documentazione agli atti risulta che la Regione Lombardia abbia adottato un piano d'azione per il contenimento e la prevenzione di episodi acuti di inquinamento atmosferico prevedendo misure di controllo compreso il traffico veicolare».
Il Je accuse del Codacons
Secondo la documentazione presentata dall'Associazione di difesa dei consumatori, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha effettuato uno studio sulla popolazione residente nelle 13 città italiane di maggiori dimensioni, circa 9 milioni di italiani, pari al 16 per cento della popolazione totale italiana. In tale studio si stima che, tra il 2002 e il 2004, una media di 8.220 morti l'anno è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 microgrammi. In sostanza, nelle 13 città italiane oggetto dello studio, e cioè Torino, Genova, Milano, Padova, Venezia, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, a causa dell'alta concentrazione del PM10 muoiono in media 8.220 persone l'anno, il che equivale al 9 per cento della mortalità degli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali.
I dati Arpa del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente 2008/2009 in Lombardia
L’avviso di garanzia arriva a pochi giorni dalla presentazione del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente 2008-2009 nella regione lombarda che, in relazione all’inquinamento atmosferico, commenta che “negli ultimi venti anni la qualità dell’aria ha registrato in Lombardia un significativo miglioramento, grazie all’introduzione su grande scala di soluzioni tecnologiche e grazie al miglioramento della qualità dei carburanti e dei combustibili impiegati nei trasporti, nel riscaldamento civile e nel comparto industriale”. Il documento pubblicato sul sito dell’Arpa Lombardia il 12 novembre 2009 in concomitanza con l’incontro presso la sede della Regione Lombardia “Conoscere per decidere”, rivolto in primo luogo agli assessori all’ambiente delle Province e dei Comuni capoluoghi di provincia della Lombardia, allo scopo di illustrare i dati ambientali più significativi della regione, nel quadro delle attività dell’Agenzia “a supporto delle decisioni di policy”, esamina “l’atmosfera sia sotto il profilo della qualità dell’aria rispetto ai tre principali inquinanti (biossido d’azoto, particolato fine e ozono) sia sotto quello emissivo a livello di bacino padano”. “In Lombardia biossido di azoto, PM10 e ozono – si legge nel rapporto - sono gli inquinanti atmosferici che presentano ancora oggi situazioni di superamento del limite e pertanto richiedono l’adozione di ulteriori strategie di contenimento, mentre inquinanti prettamente primari quali biossido di zolfo, benzene e monossido di carbonio rientrano ormai da tempo nei valori limite previsti dalla normativa”.
Rapporto tra emissioni e Pil
Il Rapporto sullo Stato dell’Ambiente 2008/2009 contiene delle valutazioni anche in relazione alle emissioni prodotte e il prodotto interno lordo. “Le condizioni meteorologiche padane sono particolarmente sfavorevoli per la qualità dell’aria” si legge. “La popolazione del bacino rappresenta più del 40 per cento della popolazione italiana e il prodotto interno lordo dell’area rende conto di più della metà dell’intero PIL nazionale, con una realtà produttiva basata soprattutto su piccole e medie imprese. La situazione – scrivono gli autori del rapporto - delle emissioni di inquinanti nel bacino padano valutata in relazione alla popolazione residente o alla ricchezza prodotta risulta tra le migliori in Europa: i margini di miglioramento divengono pertanto ancora più impegnativi”. Ed ancora “le emissioni pro capite e pro unità PIL delle regioni del bacino padano, e in particolare della Lombardia, sono infatti inferiori a quelle della media europea (sia come Unione a 15 che a 27 Stati) e inferiori o paragonabili a quelle degli Stati più avanzati. Ad esempio l’emissione media di PM10 per cittadino del bacino padano è inferiore del 41 per cento a quella media per cittadino dell’Unione Europea, e l’emissione media di PM10 per unità di ricchezza prodotta nelle regioni padane è inferiore del 58 per cento all’emissione di PM10 emessa mediamente nell’Europa a 27 per produrre la stessa ricchezza”.
Biossido di azoto
“Il livello di inquinamento dovuto al biossido di azoto – si legge nel Rapporto - è andato gradualmente diminuendo negli ultimi due decenni, mediamente in tutto il territorio regionale; la media delle concentrazioni annuali di NO2 misurate nelle stazioni urbane di fondo dei capoluoghi di provincia mostra una riduzione del 66 per cento nel periodo 1989-2008”. Si aggiunge tuttavia che “nonostante la generale tendenza al decremento delle concentrazioni di biossido di azoto, nel 2008 si sono rilevati ancora alcuni superamenti del valore limite per la protezione della salute (fissato dal D.M. 60/2002 in 40 microgrammi per metrocubo per i valori medi annui da rispettare al 2010). In particolare nelle province di Milano, Brescia, Como, Lecco e Lodi è stata superata anche la soglia di 44 microgrammi per metrocubo, valore che corrisponde al limite maggiorato del margine di tolleranza in vigore nell’anno 2008. Il margine di tolleranza previsto dalla normativa – precisa il rapporto - diminuisce infatti di anno in anno, fino ad azzerarsi nel 2010”.
Qualità dell’aria ancora critica
Riguardo il PM 10 il Rapporto commenta “Il limite più noto alla cittadinanza è quello riferito alla media giornaliera (50 microgrammi per metrocubo) da non superare più di 35 volte l’anno: nel 2008 tale limite è stato rispettato solo a Varese” si precisa. “La qualità dell’aria del bacino padano – scrivono ancora gli autori del Rapporto - è ancora piuttosto critica: le concentrazioni di PM10 e di ozono sono ancora superiori ai limiti previsti dalle normative europee in ampie aree del bacino mentre per il biossido d’azoto si registrano superamenti più localizzati. Sia la composizione (con importante presenza della componente secondaria) che l’alta correlazione tra le stazioni di rilevamento dell’inquinante confermano come il problema del particolato sia di bacino: i venti medi sono tra i più bassi d’Europa (spesso nella pianura lombarda e piemontese la velocità è inferiore a 1 metro al secondo); frequentemente si instaurano condizioni di alta pressione associata a stabilità atmosferica (il numero di giorni con condizioni di tempo anticiclonico è sempre maggiore di 100 all’anno); l’inversione termica è molto frequente durante l’inverno (e quindi gli inquinanti possono disperdersi solo fino a pochi metri dal suolo)”.
Le azioni da intraprendere
“La sfida per l’abbattimento delle concentrazioni di PM10 – si legge nelle pagine conclusive del Rapporto - è davvero impegnativa: considerata la tipicità delle condizioni meteoclimatiche del bacino padano si stima che sarebbero necessarie riduzioni delle emissioni di PM10 e dei suoi precursori a livello dell’intera area di bacino di un valore compreso tra il 30 per cento e il 50 per cento rispetto alle emissioni registrate nel 2003 per raggiungere il limite stabilito per la media annua, e compreso tra il 50 per cento ed il 70 per cento per conseguire il limite relativo alla media giornaliera”.
Stanziati fondi per 15 miliardi di euro
In relazione alle strategie messe in atto a livello istituzionale il rapporto commenta che “la qualità dell’aria è da anni al centro delle politiche delle Regioni del bacino padano: sommando ad esempio gli investimenti effettuati dall’anno 2000 ad oggi con quelli pianificati fino al 2011, e comprendendo anche gli interventi volti al miglioramento del trasporto pubblico locale, sul territorio del bacino padano sono stati stanziati fondi per oltre 15 miliardi di euro per interventi mirati al risanamento della qualità dell’aria”.
