Italia
Istat: migliora la qualità dell’aria

Una istantanea della qualità dell’aria nel 2008 nelle principali città italiane. E’ la fotografia scattata dall’Istat, Istituto Nazionale di Statistica che l’11 agosto 2009 ha diffuso i dati degli Indicatori Ambientali Urbani relativi a 111 comuni capoluogo di provincia.
Nel complesso emerge una Italia da un’aria più respirabile.
“Una diminuzione complessiva, sottolinea l’Istat - dovuta probabilmente sia a fattori meteo-climatici sia all'attuazione di politiche ambientali volte a limitare la circolazione di veicoli più inquinanti”.
Infatti malgrado il numero di giorni di superamento del livello per il famigerato particolato, il PM10 (particolato con diametro minore di 10 micron), sia ancora elevato rispetto a quello previsto dalla normativa vigente stabilita dal decreto ministeriale 60/2002, nei 100 comuni che effettuano il monitoraggio del PM10, le centraline di qualità dell’aria hanno segnalato mediamente un numero massimo dei superamenti del limite pari a 60,6 giorni, con un decremento del 16,8 per cento rispetto all’anno precedente, ma sempre molto al di sopra dei 35 consentiti.
Il valore limite di 50 microgrammi per metro cubo stabilito per la protezione della salute umana, ha segnato un più 17 per cento al Sud, dove “in ogni modo – afferma l’Istat - si riscontra il valore aggregato più basso”, mentre il Nord ha registrato un meno 28,7 per cento e il Centro un meno 9,5 per cento.
In 66 comuni nel 2008 è stata inoltre superata a soglia di 35 giorni di superamenti annui oltre la quale la normativa stabilisce l’avvio di misure di contenimento e prevenzione.
Maglia nera nel 2008, secondo i dati Istat, per Siracusa (con 321 giorni di superamento), per Massa (212 superamenti) e Torino (150 superamenti).
I dati Istat confermano inoltre la stretta correlazione tra traffico d’auto e particolato. Sono soprattutto le stazioni di tipo traffico (72,4 per cento), collocate in prossimità di arterie stradale caratterizzate da una intensa circolazione di veicoli a far registrare, nel 2008, il numero massimo di superamenti del valore limite per la protezione della salute umana. Un dato che conferma come i trasporti stradali costituiscano la principale sorgente antropica per il PM10.
In molti capoluoghi di provincia con più di 250mila abitanti migliorano, nel 2008, le condizioni riguardanti la diffusione nell’aria del particolato con diametro minore di 10 micron.
“Genova – afferma il rapporto Istat - è l’unico fra questi capoluoghi a non oltrepassare la soglia dei 35 superamenti annui [in realtà la Provincia di Genova non pubblica i dati di concentrazione del PM10, n.d.r.]. Per molti altri si osservano, significative riduzioni dei superamenti del limite per la protezione della salute umana fissato dalla normativa vigente, in particolare: Verona (- 41 giorni), Palermo (- 40), Torino (- 40), Venezia (- 38), Bologna (-3 6), Roma (- 35) e Milano (- 21).
Le grandi città in controtendenza – rende noto ancora l’Istat - sono Napoli (+ 92 giorni), Bari (+27), Firenze (+ 22) e Catania (+ 21) .
La situazione delle reti di monitoraggio
Puntuale l’indagine dell’Istat sulla situazione riguardante le reti di controllo della qualità dell’aria nei 111 comuni considerati.
Nel 2008 l’Istat conta 102 capoluoghi di provincia che dispongono di centraline fisse per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Al riguardo, rispetto al 2007, si registra l’avvio di una rete di monitoraggio anche ad Enna.
Nel 2008, per l’insieme dei comuni capoluogo di provincia risulta un valore di 2,3 centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria per 100 mila abitanti, con un incremento dello 0,5 per cento rispetto all’anno precedente.
A Vibo Valentia (11,9), Aosta (11,5) e Mantova (10,4) si registra, nello stesso anno, il primato dell’indicatore.
La disponibilità più bassa si osserva a Milano (0,6 centraline per 100 mila abitanti) e a Roma (0,4 centraline per 100 mila abitanti). Un dato che sembrerebbe anomalo interessando due grandi metropoli che va tuttavia letto alla luce della precisazione Istat.
“È opportuno sottolineare – commenta infatti al riguardo l’Istat - che la numerosità delle centraline non è direttamente un indicatore di buona amministrazione, in quanto per il controllo della qualità dell’aria è più rilevante la localizzazione della rete in termini di rappresentatività del fenomeno da misurare. Poche centraline ben localizzate – precisa ancora - possono essere più efficaci di molte centraline, le quali potrebbero fornire informazioni sovrapposte o duplicate.
In fatto di reti di monitoraggio l’Istat sottolinea inoltre che dal 2007 al 2008 si riducono da 10 a 9 i comuni capoluogo di provincia non dotati di centraline fisse o con analizzatori non funzionanti. Si tratta di Cosenza, Trapani, Ragusa, Tempio Pausania, Lanusei, Tortolì, Sanluri, Carbonia e Iglesias.
L’unico nuovo sito fisso per la misurazione continua degli inquinanti atmosferici risulta essere stato installato a Enna.
L’analisi dell’istituto di statistica prende in considerazione anche il dato della densità delle centraline di rilevamento sia rispetto al territorio che rispetto alla popolazione.
Al riguardo Aosta ( con 18,7 centraline per 100 chilometri quadrati) e Pescara (con 17,9 centraline per 100 chilometri quadrati) presentano, nel 2008, la maggiore densità di centraline sul territorio comunale, a fronte di una media nazionale pari a 2,1 per 100 chilometri quadrati, con un aumento, rispetto al 2007, del +0,7 per cento.
L’Aquila e Viterbo (ambedue con 0,2 centraline per 100 chilometri quadrati) hanno, invece, sul proprio territorio, il minor numero di postazioni fisse e permanenti per misurare la concentrazione di uno o più inquinanti.
Nel 2008 più del 90,0 per cento della popolazione dei comuni capoluogo di provincia è interessata dalla rilevazione del biossido di azoto, del PM10, dell’ozono, del monossido di carbonio e del benzene. Per diversi altri fra gli inquinanti considerati, si osserva, rispetto al 2007, un incremento della percentuale di popolazione coinvolta nel monitoraggio. La rilevazione è divenuta anche più costante, anche per il nichel, il cadmio, il benzo(a)pirene, l’arsenico e il PM2,5.
Da tre anni Trento, Venezia e Bologna le città più ecocompatibili
In termini generali l’indagine Istat sugli indicatori ambientali urbani fotografa soprattutto le città dalla più alta vivibilità ambientale. La classifica è effettuata sulla base di tutti i principali indicatori di cause generatrici di pressione ambientale e di risposta da parte delle autorità.
Nel 2008 Trento, Venezia e Bologna occupano, per il terzo anno consecutivo, i primi tre posti della classifica dei comuni più rispettosi delle compatibilità ambientali. Il comune di Massa si conferma invece all’ultimo posto.
Al quarto posto si colloca Foggia dove nel 2008 è stato approvato il Piano Energetico Comunale e nel 2007 il Piano Urbano del Traffico. Il comune di Foggia evidenzia anche un aumento di due punti percentuali della raccolta differenziata e, grazie all’iperventilazione della zona che favorisce la dispersione degli inquinanti, non presenta superamenti del limite fissato per il PM10.
Rispetto al 2007 guadagnano notevoli posizioni i comuni di Terni, Forlì, Villacidro, Reggio nell’Emilia, Ferrara, Perugia, Piacenza, Alessandria, Tortolì, Salerno, Pesaro, Rovigo, Trieste e Mantova.
“Terni che si attesta in sesta posizione dopo Biella – afferma l’Istat - si pone in evidenza per l’approvazione della zonizzazione acustica, per il controllo di altri tre inquinanti dell’aria, per un aumento di quattro punti percentuali della raccolta differenziata accompagnata dalla riduzione di 25 chilogrammi per abitante del totale dei rifiuti raccolti”.
In questa speciale sfida tra l città italiane sulla ecocompatibilità “Ferrara – sottolinea ancora il rapporto Istat - risale di ben 35 posizioni a seguito dell’approvazione della zonizzazione acustica del territorio, del monitoraggio di altri quattro inquinanti atmosferici, dell’aumento di tre punti percentuali della quota di raccolta differenziata e della riduzione delle giornate di superamento del limite per il PM10”.
Nella classifica del 2008 perdono invece diverse posizioni i comuni di Ascoli Piceno, Napoli, Grosseto, Bari, Isernia, Reggio Calabria, Taranto, Caltanissetta, Pisa, Lanusei, Brindisi e Caserta”.
Anche in questo caso emergono le gravissime criticità ambientali della città di Brindisi.
“Brindisi – sottolinea infatti ancora l’Istat - è la città che perde più posizioni in assoluto a causa della riduzione della quota di raccolta differenziata con meno due punti percentuali, in un contesto in cui la media degli altri comuni cresce di tre punti percentuali”. Si riduce, inoltre a Brindisi, malgrado una delle più alte concentrazioni di impianti a emissioni industriali, “il controllo degli inquinanti atmosferici da 11 a 6”.
Perde posizioni anche Napoli a causa del notevole inquinamento da PM10, che passa dai 43 superamenti giornalieri nel 2007 ai 135 nel 2008, nonostante la città partenopea abbia fatto registrare lievi miglioramenti nella riduzione dei rifiuti urbani e nell’aumento della raccolta differenziata.
