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L’aria sulla penisola fotografata dall’Istat

Puntuale, anche per il 2009, l’Istituto Nazionale di Statistica ha diffuso i dati relativi all’ambiente. Sotto osservazione l’ampio ventaglio delle problematiche. Un capitolo a parte è dedicato all’aria, o meglio all’inquinamento. L’Istat infatti focalizza la sua indagine sulla persistenza o meno di agenti inquinanti. Ne esce un dato nel suo complesso positivo che tuttavia nel gioco delle medie è da correggere con i dati territoriali ed in particolare di quelli cittadini dove, da Milano a Napoli, da Taranto a Siracusa, mettono in evidenza un problema che è quotidiano e di interesse generale in quanto strettamente correlato con la salute. 
“La stima – commenta l’Istat - delle emissioni di inquinanti, unitamente a informazioni relative alle concentrazioni in atmosfera, alle condizioni meteorologiche e ai fattori topografici, è fondamentale per il controllo di qualità dell’aria”.
Riguardo l’approccio metodologico l’Istat fa presente che “per ognuno degli inquinanti esaminati, l’aggiornamento annuale delle serie storiche è effettuato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), attraverso l’utilizzo della metodologia Emep-Corinair che implica la revisione dell’intera serie storica. Le stime, comunicate ufficialmente alle Convenzioni Internazionali, riguardano solo le emissioni antropogeniche. Le serie storiche sono state ricostruite, escludendo i valori relativi alle emissioni e assorbimenti da sorgenti naturali. Le emissioni nazionali sono disaggregate secondo la nomenclatura Snap97 adottata dalla metodologia Corinair”.
L’anno di riferimento preso in considerazione per l’analisi del trend dei singoli inquinanti è il 1990.
“Le emissioni – commenta l’Istat - rappresentano il fattore di pressione responsabile delle alterazioni della composizione dell’atmosfera e, di conseguenza, della qualità dell’aria, dell’inquinamento transfrontaliero a grande distanza, dei cambiamenti climatici, della diminuzione dell’ozono stratosferico, dell’acidificazione e dello smog fotochimico”.

Rispetto al 1980 inquinanti in sensibile calo

Se si considera come anno di riferimento il 1980, nel 2007 si assiste a una riduzione delle emissioni in atmosfera di quasi tutti gli inquinanti. Gli ossidi di zolfo (SOx), in particolare, diminuiscono del 90,2 per cento, gli ossidi di azoto (NOx) del 30,2 per cento, i composti organici volatili non metanici (Covnm) del 39,4 per cento, il monossido di carbonio (CO) del 52,3 per cento, l’ammoniaca (NH3) dell’11,1 per cento e il protossido di azoto (N2O) del 3,3 per cento. In controtendenza il metano (CH4) e al biossido di carbonio (CO2) per i quali si assiste a un incremento, rispettivamente, pari a 5,8 per cento e 21,1 per cento.

Acidificazione e effetto serra

Nel 2007, rispetto all’anno base 1990, diminuiscono sia le emissioni di metano (8,4 per cento) sia
quelle di protossido di azoto (14,9 per cento), mentre aumentano del 9,3 per cento quelle di biossido di carbonio.
L’effetto serra, ovvero il riscaldamento dello strato inferiore dell’atmosfera è imputabile, in gran parte (86,0 per cento), alle emissioni di biossido di carbonio (CO2) generate, per lo più, dalla combustione nelle industrie di energia e trasformazione (33,4 per cento), dai trasporti stradali (25,0 per cento), dagli impianti di combustione industriale (16,1 per cento) e non industriale (15,2 per cento). Contribuiscono all’effetto serra anche il metano (CH4), le cui principali sorgenti sono il trattamento e smaltimento dei rifiuti (42,0 per cento) e l’agricoltura e la zootecnia (40,9 per cento), e il protossido di azoto (N2O) rilasciato, prevalentemente, da attività agricole (67,8 per cento), trattamento e smaltimento dei rifiuti (6,7 per cento) e processi produttivi (5,9 per cento). Il contributo generale all’effetto serra degli F-gas o gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6) è minore rispetto ai precedenti inquinanti e la loro presenza deriva, essenzialmente, da attività industriali e di refrigerazione.
I limiti nazionali di emissione, da raggiungere entro il 2010, stabiliti dalla Direttiva 2001/81/Ce, recepita dal D.lgs 171/2004, sono di: 475 mila tonnellate per gli SOx; 990 mila tonnellate per gli NOx e di 419 mila tonnellate per l’NH3.
Alla fine del 2007 si assiste a un decremento, sul 1990, delle emissioni di tutte le sostanze acidificanti, in particolare: per gli ossidi di zolfo la riduzione è dell’81,1 per cento, per quelli di azoto del 43,0 per cento e per l’ammoniaca il calo delle emissioni è del 10,3 per cento. Rispetto al 2006 quest’ultima diminuzione si è però arrestata.
L’aumento della concentrazione dei gas serra fa accrescere la frazione di radiazioni solari captate dall’atmosfera che di conseguenza tende a riscaldarsi sempre più. Le piogge acide sono precipitazioni contaminate dalla presenza di acidi che si sono formati nell’atmosfera come conseguenza di processi di combustione. I principali agenti del processo di acidificazione dell’atmosfera sono gli ossidi di zolfo (SOx), gli ossidi di azoto (NOx) e l’ammoniaca (NH3), con effetti negativi sugli ecosistemi e sui materiali.
Le emissioni antropogeniche di ossidi di zolfo derivano in gran parte dall’uso di combustibili contenenti zolfo e sono generate, soprattutto, da combustione nelle industrie di energia e trasformazione (42,4 per cento) e da combustione nell’industria manifatturiera (19,3 per cento). Gli ossidi di azoto sono da ricondurre ai processi di combustione che avvengono ad alta temperatura e le fonti sono, principalmente, i trasporti stradali (50,5 per cento) e altre sorgenti e macchinari mobili (17,6 per cento). Riguardo l’ammoniaca, le emissioni derivano, quasi totalmente, dal macrosettore agricoltura (94,6 per cento). 

Ozono troposferico: nel 2007 dal 70,4 delle centraline registrato almeno un superamento della soglia di informazione

I limiti nazionali di emissione da raggiungere entro il 2010 fissati dal D.lgs 171/04, in recepimento
della Direttiva 2001/81/CE, sono di 1.159 mila tonnellate per i Covnm, mentre per gli NOx, sono di 990 mila tonnellate.
Nel 2007, rispetto al 1990, i composti organici volatili non metanici hanno avuto un decremento del
38,4 per cento, mentre, gli ossidi di azoto si sono ridotti del 43,0 per cento. L’ozono presente nella stratosfera è un gas essenziale alla vita sulla terra per via della sua capacità di assorbire la luce ultravioletta; al contrario, l’ozono presente nella parte più bassa dell’atmosfera (troposfera) costituisce un componente importante dello smog fotochimico che in concentrazioni molto
piccole causa irritazione alle vie respiratorie e a concentrazioni perfino minori può provocare la perdita di colore delle superfici vegetali. L’ozono troposferico è un inquinante secondario, di origine sia antropica che naturale, che si produce per effetto della radiazione solare in presenza di inquinanti primari. I principali responsabili della formazione dell’ozono troposferico sono gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili non metanici (Covnm), prodotti in larga parte dall’uso di solventi (43,1 per cento) e dai trasporti stradali (27,4 per cento). Le emissioni dei precursori dell’ozono troposferico hanno anche una rilevanza transfrontaliera per fenomeni di trasporto a lunga distanza. Concentrazioni relativamente basse di ozono provocano effetti quali irritazioni alla gola e alle vie respiratorie e bruciore agli occhi; concentrazioni superiori possono portare alterazioni delle funzioni respiratorie e aumento della frequenza degli attacchi asmatici. L’ozono è anche responsabile di danni alla vegetazione e ai raccolti, quali la scomparsa di alcune specie arboree dalle aree urbane.
Per l’ozono il riferimento normativo è il D.lgs n. 183/2004; Alla fine del 2007 il 70,4 per cento per cento delle stazioni di monitoraggio dell’O3 ha registrato almeno un giorno di superamento della soglia di informazione (180 microgrammi per metrocubo), con un incremento sul 2006 di 0,8 punti percentuali.
Nel 2007 il 91,0 per cento delle centraline fisse per misurare la concentrazione dell’ozono ha rilevato superamenti dell’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute (120
microgrammi per metro cubo ). Nel 2006 le stazioni dove si sono registrati superamenti sono il 92,1 per cento del totale. Dal 2006 al 2007 le stazioni crescono, complessivamente, del 29,4 per cento. Gli incrementi più elevati riguardano le stazioni suburbane (26,3 per cento), rurali di fondo (15,8 per cento) e urbane (14,7 per cento).

Monossido di carbonio in calo

Rispetto al 1990 le emissioni di monossido di carbonio si sono ridotte, nell’anno 2007, del 51,8 per cento. Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore, incolore, insapore e velenoso e si forma durante i processi di combustione quando questa è incompleta per difetto di ossigeno. La quota maggiore di questo inquinante è generata dai trasporti stradali (46,5 per cento) e dagli impianti di combustione non industriale (19,7 per cento).

Metalli pesanti tutti in aumento ad eccezione del piombo

Nel 2007 sono aumentate, rispetto all’anno base 1990, le emissioni del selenio (Se), dell’arsenico
(As), del Rame (Cu) e dello Zinco (Zn), per le quali si registra un incremento, rispettivamente, pari al: 27,2 per cento; 12,7 per cento; 11,4 per cento e 8,2 per cento. Per tutti gli altri metalli pesanti si
riducono, invece, le quantità rilasciate in atmosfera. Per il piombo (Pb), in particolare, si osserva un
decremento di notevole entità (93,9 per cento). I metalli pesanti sono pericolosi perché tendono a
bioaccumularsi: i residui si accumulano negli esseri viventi ogni volta che sono assimilati e immagazzinati più velocemente di quanto sono scomposti o espulsi.

Benzene in diminuzione

Nel 2007 le emissioni di benzene sono diminuite, rispetto al 1990, del 79,9 per cento. Il benzene (C6H6) è un liquido incolore dal caratteristico odore aromatico pungente. L’esposizione cronica a benzene provoca danni ematologici, genetici ed effetto oncogeno. La sua maggiore fonte
emissiva è costituita dal trasporto su strada (55,5 per cento). Il benzene rilasciato dai veicoli deriva dalla frazione di carburante incombusto, da reazioni di trasformazione di altri idrocarburi e, in parte, anche dall’evaporazione che si verifica durante la preparazione, distribuzione e stoccaggio delle benzine, comprese le fasi di marcia e sosta prolungata dei veicoli. Studi epidemiologici hanno dimostrato l’associazione tra esposizione al benzene e patologie di tipo leucemico e l’interazione tra i prodotti metabolici del benzene e il DNA, con effetti mutageni e teratogeni. L’entrata in vigore del Dm n. 60 del 2 aprile 2002 (recepimento della Direttiva 2000/69/Ce) ha stabilito il valore limite per la protezione della salute umana di 5 microgrammi per metro cubo, calcolato come concentrazione media annuale, da raggiungere entro il 1° gennaio 2010. Il Dm n. 60/2002 prevede anche un margine di tolleranza di 5 microgrammi per metro cubo(che riporta il valore limite a 10 microgrammi per metro cubo) fino al 31 dicembre 2005. Dal 1° gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo zero per cento di tolleranza al 1° gennaio 2010.
Sia nel 2006 che nel 2007 il valore limite per la protezione della salute umana aumentato del margine di tolleranza (pari, rispettivamente, a 9 microgrammi per metro cubo per il 2006 e a 8 microgrammi per metro cubo per il 2007) non è stato superato in nessuna stazione esaminata. Il solo valore limite (di 5 microgrammi per metrocubo) previsto dalla normativa vigente, è stato superato, invece, nel 2006 e nel 2007, dal 6,2 per cento e dal 2,0 per cento delle postazioni fisse analizzate.
Rispetto al 2006 le stazioni di tipo traffico crescono del 6,3 per cento, quelle di tipo fondo del 52,9
per cento e quelle di tipo industriale del 33,3 per cento.

Polveri sottili in calo rispetto al 1990

Dal 1990 al 2007 le emissioni nazionali di PM10 sono diminuite del 29,9 per cento. Maggiore il calo delle PM2,5 che hanno subito una diminuzione del 34,4 per cento. Le sorgenti antropiche del PM10 sono riconducibili principalmente a: trasporti stradali (24,1 per cento), processi di combustione non industriale (17,0 per cento) e industriale (13,5 per cento).
Il particolato con diametro inferiore a 2,5 microgrammi si spinge fino alle basse vie respiratorie (trachea, bronchi e alveoli polmonari) e ha, per lo più, origine dai trasporti stradali (26,6 per cento), dai processi di combustione non industriale (20,2 per cento) e industriale (16,0 per cento).
Il Dm 60/2002, riguardo all’inquinante PM10, stabilisce valori standard di riferimento in relazione a due diversi indicatori: la concentrazione media giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo, da non superare più di 35 volte nell’anno, e la media annuale (40 microgrammi per metro cubo).
Alla fine del 2007 il valore limite per la protezione della salute umana è stato superato, per più di 35
giorni, nel 48,1 per cento delle stazioni, con un decremento di 12,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il valore limite annuale è superato nel 32,1 per cento delle stazioni nel 2006 e nel 25,4 per cento delle stazioni nel 2007. Più della metà delle centraline fisse in cui si riscontrano superamenti è di tipo traffico. Nel 2007 il 46,7 per cento delle stazioni per il monitoraggio del PM10 è di tipo traffico, il 34,2 per cento di tipo fondo e il 18,5 per cento di tipo industriale. Per lo 0,6 per cento delle stazioni la tipologia non è definita.
Complessivamente si assiste a un incremento del 35,5 per cento delle centraline fisse rispetto al
2006.  La crescita maggiore, nel periodo 2006-2007, si è registrata per le stazioni di tipo fondo (46,3 per cento) e in misura minore per quelle di tipo traffico (34,4 per cento) e industriale (27,5 per cento).

Gli obiettivi del protocollo di Kyoto per l’Italia ancora lontani

I dati sulle emissioni dei gas serra (CO2, CH4, N2O e F-gas) acquistano rilevanza ai fini del
protocollo di Kyoto che prevede, con riferimento al periodo 2008-2012, per il totale delle emissioni di queste sostanze ed espresse in equivalente biossido di carbonio, una riduzione
del 5,2 per cento rispetto al 1990. Per i Paesi dell’Unione europea nel loro insieme la riduzione dev’essere dell’8,0 per cento, mentre si è stabilito che entro il 2008-2012 l’Italia diminuisca le proprie emissioni nella misura del 6,5 per cento rispetto ai livelli del 1990. Per l’Italia tuttavia
il raggiungimento di questo  traguardo è ancora lontano dall’essere realizzato. Dall’anno
base si è infatti registrato un aumento pari al 7,1 per cento. Fin dal 2006 si inizia, comunque, ad assistere a un decremento delle emissioni complessive di gas serra. I 15 Paesi dell’Unione europea2 considerati hanno, al contrario, fatto registrare nel 2006, rispetto al 1990, un decremento del 2,7 per cento.

Per scaricare il documento Statistiche ambientali 2009
http://www.istat.it/dati/catalogo/20091130_00/