Italia
Per Legambiente urgente ripensare la mobilità urbana

Traffico d’auto e particolato emesso. Un binomio direttamente proporzionale che costituisce una piaga per moltissimi grandi città d’Italia da sconfiggere con la messa in atto di progetti di mobilità sostenibile volti a limitare l’uso dell’auto privata, a migliorare i mezzi pubblici e la vivibilità complessiva delle aree metropolitane.
Anche per il 2009, malgrado gli sforzi degli ultimi tempi per una riduzione dell’inquinamento atmosferico, l’annuale campagna di Legambiente “Pm10 ti tengo d’occhio”, che raccoglie i dati sull’inquinamento atmosferico resi noti da Comuni, Province, Regioni e Arpa, mette a nudo una realtà di inquinamento atmosferico molto elevato con possibili ripercussioni anche sulla salute dei cittadini. Il particolato infatti contribuisce, assieme alla frazione PM2,5 di polveri più fini e penetranti, all’insorgere di patologie respiratorie. Recenti studi mettono in correlazione anche l’esposizione all’inquinamento atmosferico e ridotto sviluppo del feto.
E i dati, anche per il 2009, non sono certo confortanti. La classifica è stata diffusa da Legambiente il 22 aprile in occasione dell’Earth Day, la Giornata della Terra. Un bollettino di guerra vero e proprio che mostra che ad aprile ben 27 città, sulle 79 monitorate da Legambiente, hanno già oltrepassato il limite di legge annuale di 35 giorni di superamento giornaliero dei livelli di polveri sottili di 50 microgrammi per metrocubo.
La classifica di Mal’Aria
In testa alla classifica Torino (70 giorni di superamento), seguita da Frosinone (64), Napoli e Milano (60 giorni), Alessandria (53). Critica la situazione dell’area padana che vede ben 7 delle sue città tra i primi dieci posti della classifica e ben 16 tra le prime venti.
Dalla fotografia emerge chiaro che il problema del particolato riguarda Nord e Sud, Est e Ovest e che costituisce il problema di fondo della qualità dell’aria nelle città italiane.
“Nelle principali città – dice Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – proprio il trasporto stradale contribuisce al 70 per cento delle emissioni di PM10 ed è la fonte principale di inquinamento dell’aria. Le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini sono gravissime e non possono continuare ad essere sottovalutate – continua - specialmente in alcune aree del Paese come quella padana dove la situazione risulta davvero preoccupante. Per questo cogliamo l’occasione di questa giornata in cui i governi si dichiarano favorevoli a politiche di tutela dell’ambiente per ribadire l’urgenza di azioni concrete e strutturali sulla mobilità urbana, penalizzando anche economicamente il traffico privato e promuovendo modalità sostenibili di trasporto di persone e merci”.
Legambiente così torna a chiedere azioni concrete. “Dopo l’avvio della procedura d’infrazione di gennaio scorso – afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - verso la fine di marzo la Commissione europea ha di nuovo chiesto informazioni all’Italia in merito all’inquinamento atmosferico da polveri sottili, ma anche questo richiamo è andato a vuoto. Le amministrazioni locali e il governo – aggiunge il numero uno di Legambiente - continuano ad ignorare la necessità di attuare misure e politiche di contrasto serie, eppure il problema è ormai da molto tempo cronico per tante delle nostre città e i dati che raccogliamo lo confermano purtroppo in modo eclatante ogni anno”.
E se il 2009 è iniziato male il peggio deve ancora arrivare. “L’allarme – si legge nel dossier di Legambiente - scatta soprattutto nei mesi estivi per le elevate concentrazioni in atmosfera”.
Le conseguenze del traffico
Acclarato ormai il rapporto di causa ed effetto tra traffico automobilistico e inquinamento atmosferico. “È ormai evidente – prosegue il dossier elaborato dall’associazione ambientalista - che il problema non è più circoscritto solo alle poche grandi città italiane, ma coinvolge ormai tutti i centri urbani, dove si concentra la maggior parte della popolazione ed è associato al traffico veicolare che costituisce la causa principale dell’inquinamento atmosferico”.
.
I dati del Registro delle emissioni di Ispra redatto nel 2008 (con dati relativi al 2006) evidenziano a livello nazionale che il 63 per cento del monossido di carbonio, il 64 per cento degli ossidi
di azoto e il 41 per cento delle polveri sottili derivano dal settore dei trasporti, in particolare
stradale. La percentuale sale ancora nelle aree urbane.
Da potenziare quindi le azioni per la riconversione in chiave ecologica del parco auto circolante e soprattutto per l’impiego del trasporto pubblico. Dagli studi emerge infatti che “sul piano dell’inquinamento atmosferico, un’automobile alimentata a gas è di gran lunga meno inquinante e che da essa si può ottenere un abbattimento della anidride carbonica dal 10 al 20 per cento rispetto ad un’analoga motorizzazione a benzina, si riducono molto anche gli altri inquinanti e, in particolare, risultano molto basse le emissioni di PM10”.
Le proposte
Cosa chiede quindi Legambiente? “Bisogna innanzitutto creare – dice Legambiente - un nuovo processo culturale mettendo in campo gli strumenti che abbiano un unico obiettivo, ridurre il numero di auto in circolazione garantendo al tempo stesso ai cittadini una maggiore libertà di movimento all’interno dei centri urbani. Non c’è una ricetta unica ma le strategie devono essere adattate alle esigenze e alle caratteristiche delle città in cui vengono applicate a partire da alcuni elementi chiave su cui basare la trasformazione della mobilità all’interno delle aree urbane attraverso un trasporto pubblico valido e competitivo. Centrale, in questo ambito, la figura, ancora non molto diffusa in Italia, del mobilty manager”.
Serve quindi un mix di strategie. In primo luogo strumenti per disincentivare l’uso dell’auto privata (costi maggiori dei parcheggi nelle zone di massima richiesta, gratuiti nei nodi di scambio), nuovi fonti di finanziamento per il trasporto pubblico (per il quale in media i proventi coprono appena il 35 per cento del servizio), medianti i proventi di sistemi come il road pricing londinese che prevede una tariffa di accesso all’area urbana o dei pedaggi su arterie statali. Legambiente chiede inoltre l’aumento delle corsie preferenziali, zone di traffico limitato più estese, l’integrazione tra i mezzi di trasporto bici compresa, l’ampliamento dei sistemi di trasporto collettivo tra i quali il car sharing e i taxi collettivi.
