Italia
Mal’aria 2010: maglia nera Napoli, Torino ed Ancona

Due mesi di iniziative in tutta Italia per l’edizione 2010 della campagna Mal’aria che si propone di denunciare l’inquinamento delle città e di sensibilizzare amministratori e cittadini sull’adozione di misure che riducano la produzione di polveri sottili.
Diffusi in particolare il 16 gennaio i dati del dossier 2010 Mal’aria realizzato da Legambiente in stretta collaborazione con il nostro sito www.lamiaaria.it.
Realizzata una classifica che vede al primo posto per inquinamento atmosferico le città di Napoli, Torino e Ancona per le concentrazioni di Pm10, rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Situazione grave anche a Milano (108 superamenti), Roma (67) e Venezia (60).
Lombardia e Emilia Romagna sono le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (7 su 8) e Veneto (6 su 7). I dati relativi al PM10 e all’ozono presentati sono stati raccolti ed elaborati da LaMiaAria.it, che monitora le informazioni sulla qualità dell’aria quotidianamente. I dati riportati nel dossier, in particolare, si riferiscono al valore della centralina peggiore in ogni città capoluogo di provincia per cui sono disponibili dati tramite i siti delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente regionali, ovvero i dati che il comune cittadino può raccogliere per tenersi informato sulla qualità dell’aria della città in cui vive. Il valore della centralina peggiore dipende dal posizionamento della centralina stessa e, seppure possa non essere sempre indicativo dell’inquinamento medio di tutta il territorio comunale, rappresenta la situazione più critica alla quale i cittadini vengono esposti e di conseguenza il rischio maggiore di danni alla salute. Per gli ossidi di azoto invece si è fatto riferimento ai valori medi annui calcolati su tutte le centraline relativi al 2008.
Le fonti di emissione
Sono molte le fonti di emissione dell’inquinamento atmosferico. Se negli ultimi anni le concentrazioni di inquinanti come anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO) e benzene, sono state ridotte con interventi mirati, molto ancora si deve fare per le polveri sottili, l’ozono e biossido di azoto.
Le principali fonti di inquinamento atmosferico a livello nazionale sono rappresentate dal settore industriale (responsabili del 26 per cento delle emissioni di Pm10, del 23 per cento di biossido di azoto (NO2), del 79 per cento di ossidi di zolfo (SOx) e 34 del per cento di idrocarburi policiclici aromatici).
L’industria è uno dei settori maggiormente incidenti sull’inquinamento atmosferico, nonostante inizino ad attuarsi politiche di ammodernamento degli impianti obsoleti e adeguamento a standard più alti per quelli di nuova generazione. Rimangono infatti ancora critici alcuni tipi di produzioni (si pensi alla siderurgia o alla petrolchimica) intrinsecamente “impattanti”, tanto più se collocati nei pressi di aree ad alta densità abitativa dove, a tali emissioni, vanno addizionate quelle generate dalle attività collettive nei centri urbani. Considerevoli sono le emissioni di polveri sottili (25,7 per cento del totale), di idrocarburi policiclici aromatici e di ossidi di zolfo, questi ultimi prodotti quasi nella loro totalità dal settore industriale (78,8 per cento).
Altra grande fonte di inquinamento è il settore trasporti, con il contributo maggiore attribuibile a quello su strada con il 22 per cento alle emissioni totali di Pm10, il 50 per cento di NO2, il 45 per cento di CO e il 55 per cento del benzene.
Un’attenzione particolare meritano anche le emissioni generate dal riscaldamento residenziale, anch’esse gravanti sull’ambiente urbano, anche se in modo minore rispetto al traffico. Considerati i valori forniti dall’inventario dell’emissioni dell’Ispra, va sottolineato l’apporto nella produzione di polveri sottili (15,4 per cento), monossido di carbonio (16,7 per cento), anidride carbonica (10,4 per cento), e soprattutto per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che pesano nel computo delle emissioni totali per il 38,7 per cento (si pensi che la percentuale relativa agli impianti industriali è il 33,6 per cento).
Nelle città, comunque, il traffico, ad eccezione di alcune città che convivono con grandi complessi industriali, è il traffico la prima fonte di inquinamento dell’aria. A Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60 per cento delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50 per cento del PM10 e a Torino per oltre il 50 per cento circa di NOx.
I dati sull’ozono e il biossido di azoto
Se le polveri sottili rendono irrespirabile l’aria delle città italiane preoccupano anche i dati relativi all’ozono che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record. Dal 1 gennaio 2010 inoltre è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi per metro cubo da non superare per più di 25 giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettavano questo limite (32 su 50). La Pianura Padana si conferma come area critica anche per l’ozono con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto figura Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). Anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti, come dimostrano i dati relativi a Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera va di nuovo alla Lombardia, dove su 10 città che monitorano l’ozono, nove hanno superato di molto il limite di legge.
Nel 2008 la situazione dell’inquinamento da biossido di azoto pur rimanendo critica, sembra presentare alcuni segnali di miglioramento: aumentano le città che rispettano i limiti e 54 città sono in linea con l’obiettivo di qualità di 40 microgrammi per metro cubo. Sono ancora molti i casi tuttavia in cui le concentrazioni continuano a superare le soglie considerate pericolose per la salute umana stabilite dalla legge.
In particolare, in 35 città si rileva la presenza di aree critiche in cui almeno una centralina ha registrato valori medi annui superiori al valore obiettivo di 40 microgrammi per metro cubo previsto per il 2010. Sono inoltre 20 i comuni in cui almeno una centralina ha registrato valori medi annui superiori alla tolleranza massima di 46 microgrammi per metro cubo, prevista al 2008. le cinque città peggiori sono Milano, Torino e Brescia rispettivamente al quinto, quarto e terz’ultimo posto, Napoli al secondo e Messina al primo con 70 microgrammi per metro cubo, quasi il doppio della soglia stabilita dalla legge.
Il je accuse di Legambiente
“Un’emergenza, quella dell’inquinamento delle città italiane – commenta Legambiente - che è sanitaria prima ancora che ambientale, come dimostrano gli autorevoli studi pubblicati sull’argomento anche di recente. Nel 2006 l’OMS ha dimostrato, con uno studio sulle principali città italiane, che riportando i valori medi annui di polveri sottili al di sotto della soglia stabilita dalla legge (40 microgrammi per metro cubo) si potrebbero evitare oltre 2.000 morti all’anno.
“Se è evidente – dice ancora Legambiente - l’urgenza di interventi per il risanamento della qualità dell’aria quasi nessuna amministrazione prova a prendere provvedimenti concreti e risolutivi”.
“Milano – aggiunge l’associazione ambientalista - aveva lanciato un importante segnale con l’Ecopass, ma in mancanza della auspicata estensione, i suoi risultati benefici sono terminati. A Roma, una delle città con tasso di motorizzazione tra i più alti al mondo - 76 auto ogni 100 abitanti, cioè oltre il triplo di New York (20) e il doppio di quelle di Londra (36), più di quante a San Francisco (64) e Los Angeles (5)7 - i provvedimenti decisi dal Comune durante l’ultimo anno e mezzo non hanno fatto altro che lasciare sempre più spazio al trasporto privato, alimentando ulteriormente la nota congestione del traffico capitolino”.
“Ultima proposta davvero discutibile - commenta ancora Legambiente - è l’idea di inaugurare il nuovo circuito per il Gran Premio di Formula Uno in un’area quotidianamente intasata dal traffico in entrata e uscita dalla capitale”.
Auto e inquinamento: la Fiat la più virtuosa
Nel 2008 i produttori di automobili hanno ridotto le emissioni di anidride carbonica dei modelli complessivamente venduto sul mercato europeo del 3,3 per cento, portando la media di settore a 153,5 grammi di anidride carbonica per chilometro. Siamo quindi ancora lontani dai limiti previsti dalla normativa europea. Al primo posto della classifica dei produttori, secondo il rapporto “Reducing CO2 Emissions from new cars: a study of Major car manifacturers” dell’associazione europea Transport&Environment, c’è il gruppo Fiat (138 g/km) seguito da PSA Peugeot-Citroen (139 g/km). Tagli consistenti sono stati attuati da BMW (-10,2 per cento, ora a 154 g/km), Mazda (-8,2 per cento, ora a 158 g/km) e da Hyundai (-7,6 per cento, 161 g/km), pur mantenendo valori assoluti di emissioni per chilometro decisamente alti e sopra la media.
Le strategie possibili
“Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell’aria è purtroppo ancora lontano - ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - e molte sono ancora le azioni da intraprendere da parte delle amministrazioni locali e dal governo per contribuire a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Ma se la salute è la priorità, non dobbiamo dimenticare che il mancato rispetto delle norme sui livelli di inquinamento dell’aria entro il 2011 esporrà l’Italia all’ennesima sanzione annunciata da parte dell’Unione europea. Anche i Governi che si sono succeduti dal 2001 ad oggi – dice ancora il presidente di Legambiente - hanno finanziato per il 67 per cento delle risorse della Legge obiettivo le infrastrutture stradali, non prevedendo nessun serio intervento economico a sostegno della mobilità sostenibile. Ad oggi, l’unica politica messa in campo dal Governo è la rottamazione delle vecchie auto, che scarica sui contribuenti-consumatori i costi di un assai parziale abbattimento delle emissioni inquinanti”.
“Il primo intervento, veloce e economicamente non impegnativo – ha spiegato Cogliati Dezza – consisterebbe nell’assicurare al trasporto pubblico di superficie una maggiore fluidità estendendo il più possibile la rete di corsie preferenziali, con due risultati immediati quasi a costo zero: la sottrazione di spazio alle automobili e una reale concorrenzialità del bus rispetto alle vetture private. Anche l’adozione di un pedaggio urbano per le aree più congestionate potrebbe, se applicato su aree significative, ridimensionare gli ingorghi, regolare il traffico, migliorare l’efficienza del trasporto pubblico, riducendo le emissioni inquinanti. Si tratta di superare le obiezioni politiche (elettoralistiche in realtà) e di trovare un prezzo di mercato equo per un bene assai scarso, lo spazio urbano, che fino ad oggi è stato “offerto” gratuitamente agli automobilisti”.
Le date della due mesi di Mal’aria 2010
16 gennaio - vetrine antismog
Iniziativa in collaborazione con i negozi delle principali vie dello shopping italiano per far indossare ai manichini in vetrina le maschere anti smog di Legambiente: la protesta vuole stimolare i comuni ad investire in misure anti traffico.
6 febbraio - Mal'aria industriale
Iniziative e presidi nei principali siti industriali italiani per chiedere l'adeguamento degli impianti obsoleti e inquinanti ai parametri europei. Verrà presentato un dossier con la mappatura dei siti che rappresentano un'autentica minaccia per la salute dell'ambiente.
febbraio - Trofeo Tartaruga
Gara a cronometro tra diversi mezzi di locomozione, bici, auto, trasporto pubblico. Naturalmente vince chi arriva prima al traguardo riuscendo a sfuggire nel minor tempo possibile al traffico cittadino.
Pm10 ti tengo d'occhio
E' lo sportello informativo di Legambiente realizzato in collaborazione con il sito www.lamiaaria.it con vengono conteggiate, città per città, le giornate di superamento del limite di inquinamento da PM10. Il superamento del limite del 35° giorno sarà l'occasione per organizzare una delegazione che consegni al sindaco l'attestato di “città puzzona”
E ancora: biciclettate in mascherina anti-smog per richiedere più piste ciclabili e meno automobili; cordoli umani sulle corsie preferenziali per richiederne la protezione e scongiurare l’invasione delle automobili private; sciopero del respiro: scolaresche che si tappano il naso nella strada più trafficata della città per scioperare contro un’aria malsana; mobilitazione dei pedoni per chiedere maggiore sicurezza per chi va a piedi; diploma premio ai genitori che portano i figli a scuola a piedi, in bici, con un mezzo pubblico; Piedibus: percorsi sicuri casa-scuola a piedi da organizzare con le scuole, gli studenti, i genitori.
Per partecipare e per informazioni tel. 02 45475777 malaria@legambiente.org
Per scaricare il dossier Mal'aria di città 2010
